Medicina del dolore: liberi dal dolore per una migliore qualità di vita
Il dolore è il sintomo più lamentato ai medici di medicina generale e rappresenta solitamente il primo campanello d'allarme con il quale il nostro corpo segnala un problema: a causa del dolore ci si rivolge ai medici che definiscono la diagnosi e che impostano la terapia attivando il processo di guarigione.
Talvolta però il dolore perde la funzione protettiva di sentinella del corpo e diventa, da sintomo di un quadro clinico, una vera malattia che limita la vita del paziente in ogni suo aspetto, lo costringe a modificare drasticamente le proprie abitudini quotidiane causando spesso gravi difficoltà anche dal punto di vista psicologico, economico e relazionale. Ne derivano costi economici con importanti ripercussioni a livello individuale, familiare e sociale generando così un vero problema di politica ed economia sanitaria.
Attualmente in Italia una persona su quattro soffre di dolore cronico - dolore malattia: stiamo parlando di circa 15 milioni di persone solo nel nostro paese.
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Questi pazienti sono spesso costretti ad una sorta di pellegrinaggio da un ambulatorio all'altro alla ricerca di un medico che abbia le competenze per trattare la patologia dolorosa divenuta una vera e propria malattia a se stante. Il Paziente si può considerare statisticamente fortunato se entra in contatto con un medico che sia perlomeno a conoscenza dell'esistenza di percorsi diagnostici e di terapie specificatamente mirate al dolore o che sappia indirizzare verso un collega esperto in Medicina del Dolore.
Se, infatti, il Ministero della Salute italiano ha reso mutuabili i farmaci antidolorifici, rivolgendosi dunque anche a chi soffre di patologie algiche croniche e non solo ai pazienti malati terminali, è anche vero che i centri e le unità di Medicina del Dolore sono sporadiche realtà nel territorio, ostacolando nei fatti una precoce e corretta impostazione terapeutica del paziente con dolore persistente e cronico non affetto da patologie oncologiche.
Infine nelle Università italiane ancora non esiste una specializzazione, né sono previsti finanziamenti alla ricerca, e la conoscenza da parte di tutti gli operatori sanitari del concetto di dolore come malattia, della quantificazione attraverso strumenti idonei e delle possibilità di trattamento è ancora purtroppo solo auspicabile.
Diventa importante allora portare il "malato di dolore" ad una sua dignità clinica: recentemente Cittadinanza attiva e il Tribunale per i diritti del malato hanno compilato una "Carta dei Diritti sul Dolore inutile", mentre la World Society of Pain Clinicians ha redatto un decalogo dei diritti del sofferente. La strada da percorrere è ancora lunga e le iniziative non possono essere lasciate alle sole Associazioni di volontariato sociale o alle Associazioni Scientifiche. Se si vuole realmente riconoscere il diritto del paziente ad un sollievo dal dolore, come dichiarato nel capitolo 3° punto 9 del Piano Sanitario Nazionale 2006 - diventa indispensabile attivare centri di Medicina del dolore che siano in grado di porre una diagnosi specifica e di individuare il dolore "inutile ed evitabile". Il paziente ha diritto al riconoscimento del proprio dolore, quindi ad essere creduto ed a ricevere ascolto e comprensione; ad essere informato sulle terapie e sugli interventi di controllo del dolore, superando non solo l'inadeguatezza delle strutture sanitarie ma soprattutto i pregiudizi culturali presenti anche nella classe medica e legati spesso ad una carenza di aggiornamento professionale specifico.
Occorre divulgare una nuova cultura di salute, che metta finalmente in discussione la credenza che il dolore va sopportato.
Anche i pazienti con dolore persistente e cronico possono e devono avere una prospettiva di guarigione con reinserimento nella società e nel mondo del lavoro: concetti questi troppo spesso inspiegabilmente dimenticati, probabilmente in quanto lo stesso dolore cronico è sottovalutato nella sua subdola capacità di sconvolgere la vita delle persone.